Flight ha il coraggio di metterti
davanti, per due ore e passa, un protagonista che molto probabilmente non ti
piacerà, principalmente perché si tratta di un essere umano, e al cinema non se
ne vedono molti.
Ecco, il bello di Flight è che è
proprio un film sugli uomini, sulla loro natura intrinsecamente sporca e falsa,
sulla loro capacità di trasformare una tragedia (per inciso, il mega incidente
aereo che avete già visto e rivisto nel trailer, e che, per secondo inciso, è
anche l’unico momento splendidamente dinamico della pellicola) in un gioco di
interessi.
Quando cade un aereo, deraglia un treno, crolla un palazzo, affonda
una nave, qualcuno fa un sacco di soldi, qualcun altro ne perde altrettanti, e
gli interessi in ballo sono grossi. La tragedia diventa un “evento”, una cosa
di cui parlare (l’abbiamo visto di recente, no?), su cui lucrare, di cui
qualcuno deve necessariamente pagare lo scotto. Zemeckis, qui alle prese con la
prima pellicola con protagonisti in carne ed ossa dopo anni di animazione, lascia
tuttavia la faccenda mediatica elegantemente sullo sfondo, e ci racconta il
tutto con un punto di vista molto intimo, quello del presunto eroe. Il pilota
Whip Whitaker, che, con una manovra incredibile, salva un centinaio di vite
messe in pericolo da un malfunzionamento di un aereo di linea. Con una breve
introduzione (pre-flight entertainment) e con lunghe succesive riflessioni, noi
però vediamo un’altra storia, e siamo portati a farci delle domande.
Cos’è più importante, che tu
abbia salvato 96 anime con una straordinaria manovra, oppure che tu abbia preso
i comandi di un aereo di linea dopo una notte in bianco a base di alcool e
coca? Hai avuto fortuna, hai avuto sfiga, sei un eroe, sei un mostro, un pilota
eccezionale o uno pessimo?
Tutta questa parte, quella delle
domande che il film si fa e ti fa, l’ho goduta davvero tanto. Funziona, è
intensissima grazie soprattutto a Denzel Washington, tanto gigantesco sullo
schermo che John Goodman a schiacciarlo non ce la fa, sebbene ci provi
intensamente. Peccato però che nella seconda metà Zemeckis metta l’autopilota,
e faccia l’errore più grosso che si poteva fare in una pellicola partita con
questi presupposti, ossia la morale. Si chiude con le domande spinose, con le
risposte intelligenti e con l’indagine sulla figura dell’eroe, e si passa
dritti dritta alla pseudoredenzione, mentre una voce da qualche parte tra la
nuca e la base del collo ti sussurra “lo sapevo, era troppo bello per essere
vero”.
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John "gigante" Goodman, l'uomo che farebbe sniffare Kryptonite anche a Superman |
Flight fa le domande giuste e poi
si dà le risposte più banali e scontate di questo mondo. Flight poteva essere
un film eccezionale e coraggioso, e finisce per puzzare di Castaway. Ci sono
rimasto sinceramente male, ma poco importa. Perché dove il film si ferma, e
comincia a scendere in picchiata, lo spettatore può continuare da solo con le
proprie riflessioni. Ciò che vale di Flight rimane tutto nel primo terzo, sia
cinematograficamente (con l’eccezione dell’ultimo, straordinario “intervento”
del gigante Goodman), sia dal punto di vista narrativo, ma l’interrogativo è
già stato posto, i neuroni stimolati, la riflessione avviata.
Ognuno tragga le proprie
conclusioni, al di là dello stucchevolissimo finale. Nel caso non si fosse
capito, la visione in ogni caso la consiglio, magari non immediatamente e non
necessariamente al cinema: quei primi 45 minuti, tra la straordinaria messa in
scena dell’incidente e gli interessanti interrogativi posti allo spettatore,
valgono abbastanza da coprire la successiva delusione.
PS, per tutti i geek del volo civile: ho casualmente trovato questo articolo, in cui un pilota demolisce la credibilità della scena dell'incidente sotto vari profili, da quello più scontato della cattiva luce in cui l'intero settore dell'aviazione viene messo dalla pellicola, a svariati dettagli tecnici, purtroppo non ben approfonditi.
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