domenica 9 maggio 2010

Metro 2033 - Recensione

Dimitri Glukhovsky ha coraggiosamente pubblicato la sua opera prima Metro 2033 sul web: le origini di questa scelta non mi sono note, ma è probabile che si sia scontrato con una scarsa approvazione da parte delle case editrici e magari con l'impossibilità di pagarsi un agente. Così, il suo romanzo è finito in pasto ad Internet, che l'ha divorato di gusto restituendo un insperato successo.
Portato da questa parte del mondo solo in seguito alla realizzazione di un videogame ispirato alle sue pagine da parte di THQ, il libro mi è finito tra le mani circa un mesetto fa, suscitando il mio interesse grazie ad una trama non certo originale ma molto affascinante. 
L'anno è naturalmente quello del titolo: in seguito alla Terza Guerra Mondiale ed all'inevitabile olocausto nucleare la popolazione è ridotta ormai da più di due decenni a vivere sottoterra. Mentre ciò che resta dell'umanità striscia tra i cunicoli prima utilizzati come basi per il trasporto pubblico, poche sono le notizie che arrivano dalla superficie: l'unica certezza è che lassù accade qualcosa di molto strano. Gli animali non si sono estinti, ma le massicce dosi di radiazioni li hanno mutati ed il bisogno disperato di nutrirsi li ha riportati ad uno stadio primordiale. Ma le bestie non sono le uniche a popolare quel che resta della terraferma: una specie antropomorfa non meglio identificata, forse umani "evolutisi" per resistere alle radiazioni ed all'aria irrespirabile, prospera in superficie e tenta ad intervalli regolari di invadere il sottosuolo sfruttando tutti gli accessi disponibili. I Dark Ones, così soprannominati dall'uomo, costituiscono una terribile minaccia. Non che sottoterra le cose vadano molto meglio: l'immenso Metro di Mosca (ad oggi il più trafficato del mondo) ospita quel che rimane del popolo Russo ed una nuova civiltà va formandosi. Le stazioni si sono velocemente trasformate in stati indipendenti, in bilico tra la totale anarchia e legislazioni improvvisate, una nuova economia è nata, basata sugli oggetti più preziosi a disposizione, ovvero le cartucce dei kalashnikov, e la scarsità di risorse costringe tutti ad una stentata alimentazione basata sulla coltivazione di funghi e sull'allevamento dei maiali. L'interessante scenario sociopolitico è descritto con grande lucidità dall'autore, che non risparmia corpose divagazioni (spesso in forma di dialogo) per descrivere nei dettagli le contraddizioni della nuova società russa. La quale, guarda caso, approfondimento dopo approfondimento sembra assomigliare sempre di più a quella attuale, fanatici dell'ex blocco comunista e neo-fascisti compresi. In questo caos sull'orlo dell'autodistruzione il giovane protagonista Artyom vive una vita tutto sommato normale, prendendo parte ai turni lavorativi come coltivatore, allevatore o guardia di confine nella stazione nota come VDNKh. Questa tranquilla routine viene improvvisamente interrotta dall'incontro con uno stalker di nome Hunter: quest'ultimo appartiene ad un'organizzazione paramilitare che si occupa di sfidare i pericoli della superficie per portare indietro quante più risorse ed informazioni possibile. Convinto che presto i Dark Ones sferreranno un attacco definitivo per sterminare i rimasugli della razza umana, prima di ripartire per le sue peregrinazioni Hunter lascia nelle mani di Artyom una missione fondamentale, dalla quale potrebbe dipendere il futuro dell'umanità intera. Comincia così un'avventura "on the road" con il protagonista che si mette in viaggio verso la leggendaria stazione Polis, apparentemente irraggiungibile a causa dei conflitti tra le varie fazioni. Il viaggio di Artyom sarà non solo un'esperienza alla ricerca della verità sui Dark Ones, ma soprattutto un'esperienza formativa che porterà il giovane a riflettere sul destino, su cosa significhi essere uomo, sul senso (o meno) di procrastinare un'esistenza fatta di stenti, sulla speranza di tornare un giorno in superficie. Sul suo cammino lo attendono incontri con figure tra loro diverse, tra saggi, disonesti mercanti, attivisti politici, ribelli e fanatici religiosi, ognuno con un suo punto di vista, ognuno con una sua spiegazione apparentemente sensata per il destino che l'umanità si è scelta. Tra le pagine di Glukhovsky c'è spazio anche per un po' d'azione e qualche brivido, ma le vere protagoniste rimangono le fasi di dialogo con gli affascinanti comprimari e le lunghe riflessioni del protagonista sull'assurdità della condizione umana. Un romanzo lento, che riesce tuttavia a farsi leggere senza fatica e può perdipiù vantare il lusso di un finale affatto scontato. Un punto di vista interessante sull'umanità, un ritorno ad una fantascienza "classica", che fa uso del suo immaginifico potere per suscitare riflessioni del tutto attuali. Non privo di difetti, su tutti l'inclinazione ripetere alcuni clichè nell'intreccio ed una certa tendenza a confondere il lettore a causa di una struttura ipetrofica, Metro 2033 rimane un libro da leggere proprio per la sua evidente provenienza da una cultura differente dalla nostra, in grado di generare un universo allo stesso tempo alieno e familiare. Il seguito, Metro 2034, è già stato tradotto in tedesco e spagnolo e vedrà presto la luce anche in inglese. Personalmente, non vedo l'ora di potermi immergere nuovamente nei cunicoli di Mosca.

1 commento:

  1. Ho preso il libro al recente Cartoomics dopo aver giocato il gioco per 360, ero rimasto assolutamente affascinato dalla trama e dalle ambientazioni Falloutiane ... causa tempo sono solo all'inizio del libro (arrivato all'invasione dei topi) ma la lettura scorre che è un piacere mi intriga parecchio, spero sia bello quanto Morte dell'erba di John Christopher XD

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